Un salto nel passato nella storia militare d’Italia

“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro Maggio”, sono i primi versi della Leggenda del Piave, la marcia simbolo della guerra in Italia. Il 24 maggio 1915, l’Italia entra in guerra. Per la prima volta, come Italia unita, come Regno d’Italia con capitale Roma. E non una guerra qualsiasi, la Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra. Quella che, nelle opinioni degli interventisti più radicali, dovrebbe essere la guerra che pone fine a tutte le guerre. La prima guerra totale in Europa, dopo che l’arte della guerra aveva raggiunto un nuovo livello con la Guerra di Secessione Americana.

shutterstock_248204683La Vita in Trincea

In realtà, la guerra andava avanti alle porte d’Italia già da qualche mese, dall’agosto 1914. L’Italia fino a quel momento si era dichiarata neutrale, riuscendo in realtà nel capolavoro diplomatico di firmare alleanze militari con entrambe le parti in guerra. L’attacco contro l’Austria-Ungheria arrivò quasi di sorpresa. Ancora la Leggenda del Piave dice che “Muti passaron quella notte i fanti: tacere bisognava e andare avanti”. I fanti capirono ben presto che non sarebbe stata una guerra breve: ma cosa è rimasto della vita al fronte, in trincea? Per la prima volta, le differenti anime d’Italia si sarebbero trovate fianco a fianco (leggi più storia su santissimocrocifisso.it).

Unione d’Italia in Guerra

Fino ad allora, non era possibile trovare in Europa un’esperienza tale di guerra totale, dove ogni apparato produttivo dello Stato doveva appoggiare lo sforzo bellico. La guerra non era solo totale dal lato economico: per la prima volta, uomini provenienti da tutta Italia, dal Nord, dal Sud e dalle Isole, si ritrovarono a lottare per una causa comune, anche fosse solo la sopravvivenza. Iniziarono a conoscersi e conoscere le reciproche, distanti, comunicazioni non verbali. La Prima Guerra Mondiale fu, nei fatti, il primo esperimento sociale per la costruzione di una nuova identità culturale del giovane Regno d’Italia.